Il mio diario: Mamma full time, Donna che ha preso in mano la sua vita e Cuoca che ci prova!
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7 agosto 2019
IL MELONE ... proprietà, caratteristiche, curiosità
Vediamo insieme qualche curiosità su questo meraviglioso frutto amatissimo nella stagione estiva grazie alle sue proprietà dissetanti e rinfrescanti.
Inoltre è un grandioso alleato in cucina grazie alla sua versatilità. Si presta infatti benissimo alla creazione di ricette dolci e come jolly in diverse ricette salate.
Il Melone appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee. Per intenderci è parente al cetriolo, al cocomero e alla zucca.
Possiamo trovare diverse tipologie di melone ognuna delle quali con le proprie caratteristiche: buccia, polpa, colore, sapore, consistenza, durata e periodo di raccolta.
Vediamo quali sono le tipologie più diffuse:
- MELONE INVERNALE: Possiamo consumarlo tra ottobre e novembre grazie alla sua durabilità. La buccia esterna può essere di colore giallo o verde e la sua polpa risulta chiara (biancastra) e molto succosa.
- MELONE RETATO: Melone estivo, il più diffuso sul mercato. Prende il nome proprio dalla caratteristica della sua buccia che infatti sembra formare una rete. la sua polpa è arancione, succosa e molto dolce. Purtroppo non si conserva troppo a lungo.
- MELONE CANTALUPO: Anche questo è estivo ed ha la caratteristica di avere la buccia liscia con venature verdastre. La sua polpa è arancione, molto soda e dolce.
Ma perchè questo nome? Per tradizione si narra che alcuni monaci lo abbiamo importato dall'Asia fino a Cantalupo in provincia di Rieti.
- MELONE SARDO: Questo melone anche se non ha origini nostrane viene per lo più coltivato in Sardegna. La sua caratteristica principale è la forma che si presenta allungata con la buccia verde, la sua polpa invece è bianca e dolcissima.
Tutte le tipologie di melone sono ricche di acqua, infatti ne contengono circa l'85-90%.
Nonostante il suo gusto molto dolce risulta poco calorico.
E' naturalmente ricco di vitamine e minerali, soprattutto betacarotene e vitamina C
Come conserviamo il melone?
Il melone va conservato in frigorifero e dura circa una settimana a differenza di quello retato che sarebbe bene consumare nell'arco di due o tre giorni.
Se invece il melone non è ancora maturo è bene conservarlo a temperatura ambiente in un luogo asciutto (lontano da fonti di umidità) fino a maturazione e poi in frigorifero.
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Ricettacolo di una mamma
Yum
11 luglio 2019
L'AGLIO ... proprietà, caratteristiche, curiosità
Per spellare l'aglio con facilità occorre schiacciare lo spicchio con la parte piatta del coltello oppure con il palmo della mano.
Affinchè in cottura resti più digeribile basta togliere il germoglio interno allo spicchio.
Nei soffritti può essere utilizzato con "la camicia" ossia lasciandolo con tutta la pelle. In questo modo l'aroma sarà più intenso ma la preparazione più leggera.
Per togliere l'odore dell'aglio dalle mani si consiglia di strofinare sulle mani stesse il limone, oppure immergerle nella polvere di caffè sciolta in acqua.
Per i più tenaci che vogliono beneficiare degli effetti antibatterici dell'aglio mangiandolo crudo, possono migliorarne il sapore immergendo gli spicchi nel miele.
OLIO PER FRITTURA
Scopo di questo mio articolo è quello di capire quale tra le diverse tipologie di olio che troviamo in commercio sia il più adatto alle nostre fritture.
Per una spesa sempre più intelligente, con più gusto!!
La frittura è la modalità di cottura dei cibi che mette più a dura prova la stabilità dell’olio. Infatti se portato ad alte temperature può andare incontro ad ossidazione e conseguentemente alla formazione di sostanze nocive alla nostra salute.
Ci sono pertanto alcune regole da rispettare riguardo il tipo di olio che si sceglie per friggere.
Un olio si definisce più resistente se contiene un numero elevato di acidi grassi monoinsaturi. È il caso dell’olio di oliva, il cui contenuto di acido oleico è superiore a tutti gli altri oli che troviamo al supermercato, mostrandosi perfetto per le fritture. Al secondo posto troviamo l’olio di arachide con un’ottima resistenza garantendoci tranquillità nel suo utilizzo.
E’ importante a questo punto non confondere l’olio di oliva con l’olio extravergine di oliva il quale non essendo raffinato possiede un numero di sostanze che lo rendono pregiato, ma che ad alte temperature vengono degradate assieme all'aroma che tende a svanire. Ecco perché il suo utilizzo nelle fritture non è consigliato così come per gli oli di semi di girasole, mais e soia che tendono a deteriorarsi facilmente se portati a temperature elevate.
Dunque l’olio di oliva non extravergine e quello di semi di arachidi avendo anche un punto di fumo adeguato ( temperatura a cui scaldando un certo olio si comincerà a produrre fumo in modo continuo) sono i più adatti alla frittura.
E’ bene quindi prestare attenzione alla temperatura a cui si porta l’olio durante la frittura. Temperatura che dovrebbe essere costantemente tenuta tra i 160 e i 180°C. In questo intervallo infatti si riesce ad ottenere la migliore cottura senza la liberazione di sostanze tossiche e senza che l’olio penetri ed impregni l’alimento. Sebbene di nessun olio si conosca con esattezza il punto di fumo, quelli di oliva e di semi di arachidi rientrano sicuramente in questo intervallo.
E’ consigliabile pertanto tenere in casa un termometro da cucina da utilizzare all'occorrenza.
E’ opportuno inoltre friggere in olio profondo, ovvero utilizzare una quantità di olio tale da ricoprire completamente l’alimento che si porta a frittura.
E’ sconsigliato oltre a ciò riutilizzare lo stesso olio con il quale si è già fritto.
Buona frittura a tutti!!
*Buona parte delle informazioni le ho tratte dal sito della Fondazione Umberto Veronesi.
RICETTE CON FRITTURA:
LA CIPOLLA
Per affettare o tritare la cipolla senza piangere è consigliabile bagnare la lama del coltello in acqua fredda. Oppure mettere la cipolla 15 min in congelatore prima di tagliarla.
Affinchè resti più digeribile dopo over soffritto o rosolato la cipolla si può sfumare con un goccino di vino.
Per eliminare l'odore di cipolla dalle mani si possono immergere in acqua con fondi di caffè, oppure strofinare tra le dita gambi di prezzemolo.
Per togliere invece l'odore di cipolla dalle stoviglie o dai taglieri in plastica è consigliabile diluire mezzo bicchiere d'aceto bianco per lt. di acqua.
Se abbiamo iniziato la cipolla ma non l'abbiamo consumata tutta possiamo avvolgere la parte rimasta nella pellicola trasparente per alimenti e conservarla in frigorifero per 48h.
2 luglio 2019
IL LATTE
Ma sappiamo realmente cosa stiamo bevendo?
Esistono molteplici varietà di latte: intero, scremato, parzialmente scremato, pastorizzato, uht, fresco, a lunga conservazione, etc …
Capiamo insieme quali sono le differenze tra le diverse tipologie di latte che oggi il mercato ci offre.
Il Latte fresco:
Il latte fresco prima di essere commercializzato subisce un processo di pastorizzazione, ovvero viene sottoposto per qualche secondo a temperature che vanno dai 70 agli 85 °C per eliminare tutti quei batteri e microrganismi patogeni presenti nel latte crudo. E’ importante sapere che il processo di pastorizzazione non elimina in alcun modo i lattobacilli.
Il latte fresco va infatti conservato ad una temperatura che va tra 1 e 4°C al massimo per una settimana, ma una volta aperto soltanto per 3 gg.
- Latte fresco pastorizzato: Entro 2 gg dalla mungitura subisce una pastorizzazione
- Latte fresco pastorizzato alta qualità: Può essere prodotto soltanto da aziende altamente certificate secondo la L. 169 del 1989. Possiede un apporto nutritivo più elevato ed è sottoposto a più accurati controlli igienici. Anche questo si conserva ad una temperatura che va tra 1 e 4°C al massimo per una settimana, ma una volta aperto soltanto per 3 gg.
- Latte a lunga conservazione: Viene trattato a temperature che possono arrivare fino a 135°C garantendo l’eliminazione di tutti quei microrganismi che possono alterare le proprietà del latte. E’ possibile quindi conservarlo fuori dal frigorifero e ben oltre i 6 mesi. E’ bene però sapere che le alte temperature eliminano anche alcune delle vitamine presenti nel latte.
- Latte UHT a lunga conservazione: Viene trattato per qualche secondo a temperature al di sopra dei 135°C. Dopo essere stato omogeneizzato viene solitamente confezionato nel tetrapak e la sua scadenza è superiore ai 6 mesi.
Nella norma si parla di latte modificato quando vengono eliminati alcuni componenti propri del latte intero. Il latte modificato può essere sia fresco che a lunga conservazione.
- Latte parzialmente scremato: Il latte viene sgrassato, e viene lasciato al suo interno un valore grasso che va dal 1.5 al 2%
- Latte scremato : Il latte viene sgrassato fino a lasciare al suo interno un contenuto grasso non superiore allo 0.3%
- Latte a ridotto contenuto di lattosio o delattosato: Almeno il 75% del lattosio contenuto nel latte viene scisso nei due zuccheri più semplici glucosio e galattosio maggiormente digeribili da quelle persone che hanno deficit di produzione dell’enzima lattasi necessario per metabolizzare il lattosio.
28 giugno 2019
LE UOVA
Quando ci troviamo a dover acquistare le uova al supermercato siamo posti davanti ad una vastissima scelta tra marche e diverse diciture per classificare questo prodotto.
Vediamo insieme il significato di queste numerose diciture imparando così a leggere le etichette per una scelta consapevole del prodotto.
Secondo le normative europee devono essere esplicitate sia sull'uovo che sulla confezione
Tutto ciò viene esplicitato sotto forma di codice.
Il primo dato del codice è un numero che sta ad indicare:
0. Uova biologiche. Ovvero provenienti da galline che posso uscire all'aperto, che non vengono sottoposte a cure antibiotiche e che hanno un’alimentazione controllata non assumendo quindi ogm né prodotti coltivati con ausilio di pesticidi.
1. Allevamento all'aperto. Qui le galline possono passare un terzo della loro giornata all'aperto. Ma non si garantisce un’alimentazione naturale come per le galline destinate al biologico.
2. Allevamento a terra. Le galline vengono tenute all'interno di capannoni (circa 8 galline per mq) con il pavimento/terreno coperto da paglia .
3. Allevamento in gabbie. Le galline vengono allevate all'interno di gabbie grandi quanto il loro corpo. (una gabbia è circa 0.75 mq , poco più grande di un foglio A4) Chiaramente sono le uova più economiche sul mercato.
Il secondo dato è IT e sta per Stato Italiano
Il terzo dato è un codice generalmente di tre cifre che sta ad identificare l’azienda che produce le uva in questione.
Successivamente è riportata la sigla della provincia di appartenenza.
In ultimo il codice ISTAT
Vediamo insieme il significato di queste numerose diciture imparando così a leggere le etichette per una scelta consapevole del prodotto.
Secondo le normative europee devono essere esplicitate sia sull'uovo che sulla confezione
Tutto ciò viene esplicitato sotto forma di codice.Il primo dato del codice è un numero che sta ad indicare:
0. Uova biologiche. Ovvero provenienti da galline che posso uscire all'aperto, che non vengono sottoposte a cure antibiotiche e che hanno un’alimentazione controllata non assumendo quindi ogm né prodotti coltivati con ausilio di pesticidi.
1. Allevamento all'aperto. Qui le galline possono passare un terzo della loro giornata all'aperto. Ma non si garantisce un’alimentazione naturale come per le galline destinate al biologico.2. Allevamento a terra. Le galline vengono tenute all'interno di capannoni (circa 8 galline per mq) con il pavimento/terreno coperto da paglia .
3. Allevamento in gabbie. Le galline vengono allevate all'interno di gabbie grandi quanto il loro corpo. (una gabbia è circa 0.75 mq , poco più grande di un foglio A4) Chiaramente sono le uova più economiche sul mercato.
Il secondo dato è IT e sta per Stato Italiano
Il terzo dato è un codice generalmente di tre cifre che sta ad identificare l’azienda che produce le uva in questione.
Successivamente è riportata la sigla della provincia di appartenenza.
In ultimo il codice ISTAT
Buona Spesa!!
26 giugno 2019
IL KAMUT
Innanzi tutto sfatiamo una convinzione piuttosto comune. Il Kamut non denota un cereale, bensì è una tipologia di grano (il grano Khorasan) registrato con questo marchio dalla società americana Kamut International.
La coltivazione di questa tipologia di grano è permessa soltanto su alcuni terreni selezionati tra Canada e Stati uniti, è un prodotto da agricoltura biologica, mai sottoposto ad ibridazioni industriali e privo di OGM.
E’ importante sapere che il Kamut, essendo grano, contiene glutine. Non è quindi adatto ai soggetti che soffrono di celiachia o che comunque sono intolleranti al glutine.
Il grano Kamut sembrerebbe avere grandi quantità di vitamine, proteine e minerali quali ad esempio il selenio.
E sembrerebbe inoltre maggiormente digeribile grazie al fatto che non sia mai stato ibridato.
Qui in Italia possono lavorare e commercializzare prodotti a base di Kamut soltanto aziende che abbiano ottenuto la certificazione biologica.
In cucina possiamo utilizzare la farina di Kamut sostituendola tranquillamente a quella di uso comune, adatta quindi per tutte le preparazioni dolci e salate.
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